Metodo Golfera: come si fissano i ricordi nel cervello?

E’ interessante notare che la cosiddetta ‘memoria sensitiva’ trattiene solo per pochi attimi le informazioni che vengono emanate dagli organi di senso (vista, udito, tatto, gusto) e ne scarta immediatamente il 75%. Resta quindi un 25%, di cui solo l’1% viene immagazzinato nell’area della memoria a breve termine, la primaria.

Si tratta del deposito più limitato dell’encefalo, sezione che può verbalizzare quanto appreso e quindi associarlo con le informazioni raccolte in precedenza Come afferma l’esperto Gianni Golfera, la capacità di apprendimento e memorizzazione può essere sviluppata in autonomia e impiegando tecniche apposite che sfruttano positivamente il ciclo di deposito delle informazioni.

Si tratta della capacità di associare, ovvero maggiori sono le possibili associazioni e più risulta facile ricordare ciò che è stato appreso sul lungo termine. Il passaggio dalla memoria primaria, quindi quella a breve termine, alla memoria secondaria a lungo termine, avviene mediante l’ippocampo, la formazione nervosa che si trova sul margine inferiore dei ventricoli laterali , proprio sopra al cervelletto .

Quest’area fa parte del sistema limbico e si tratta della zona del cervello che si occupa di gestire le emozioni. L’ara limbica regola quindi i comportamenti che interessano i bisogni primari per la sopravvivenza come ad esempio il bere e il mangiare, le relazioni sessuali e anche l’interpretazione dei segni che arrivano dall’ambiente che circonda l’uomo.

L’ippocampo si occupa quindi di selezionare le informazioni che devono essere trasferite nella memoria secondaria e questo fatto si lega fortemente alla concezione di piacere o di dispiacere. In altre parole, se una materia non è amata vi è poca probabilità di apprenderla, la via corretta per favorire l’apprendimento è scoprire quali sono i ricordi, gli eventi o le cause che l’hanno resa spiacevole all’origine.

Ecco che l’apprendimento positivo, effettuato ad esempio attraverso il gioco, stimola il passaggio dalla memoria primaria alla memoria secondaria e, di conseguenza, la capacità di immagazzinare più informazioni. Viceversa, un apprendimento negativo rende parco e poco positivo il passaggio di informazioni dalla memoria primaria a quella secondaria, con conseguente impoverimento delle nozioni apprese sul lungo termine.

Capire come i ricordi si fissano nel cervello è una scoperta molto intrigante e una conoscenza che può aiutare a favorire le prestazioni professionali, nonché i rapporti con le altre persone. Ecco che scoprire un metodo efficace e applicarlo nell’apprendimento quotidiano può davvero cambiare l’approccio alla vita professionale, alle relazioni e allo sviluppo del proprio talento.